Disegnare è un atto terapeutico. 

Qualche mese fa (giorno più giorno meno), mi era palesata la voglia di tornare a disegnare e dipingere. 

Ho sempre disegnato da quando ho memoria, ho fatto scuole artistiche, ma dopo il liceo (e un po’ di Accademia di Belle Arti), ho avuto una svolta universitaria diversa e ho accantonato matite e colori. Questo per tanto, troppo tempo. Avevo una specie di rifiuto, mi continuavo a dire che era mancanza di tempo ma in realtà era solo una scusa. 

Quel giorno di qualche mese fa, sono andata in un remoto cassetto a cercare i materiali di scuola. Il mio astuccio era come l’avevo lasciato, matite mangiucchiate e cortissime, carboncini rimasti a metà, gomme con su scritto nomi di band punk rock che ricordo a stento. 

E poi i miei acquerelli. Una sciccosissima scatolina di metallo nera. 

Ho iniziato a disegnare dopo 16 anni ed è stato come non aver mai smesso. 


Ho voluto così ridare spazio al disegno, all’acquerello, alla copia dal vero di soggetti naturali, che sono sempre stati un po’ il mio forte. Ho voluto che in qualche modo entrassero in contatto con il mio brand. 

Si, sono una sarta naturale che disegna la natura. 

Per avvicinarmici sempre di più, perché mi fa stare bene, perché il disegno è terapeutico.

All’inizio ero titubante, avevo paura che la cosa minasse un po’ il mio progetto lavorativo, che potesse creare confusione, che le persone entrassero nelle pagine dei miei social pensando: “ma questa che cavolo fa? Disegna o cuce?” Ebbene sì, faccio entrambe le cose, da oggi senza paura. 


Perché sono convinta che il lavoro deve fare bene e non fermarsi mai, perché ne sentivo il bisogno e tutto è venuto talmente naturale che ho pensato fosse proprio un peccato lasciare questo progetto nel cassetto.

Disegnare è come respirare. E sono rimasta in apnea per troppo tempo. 


I disegni che vedete in foto sono originali, ad acquerello e inchiostro a china.  Sono liberamente tratti dall’Erbario del 1543 di Leonhart Fuchs. Per il momento, perché quando esploderà la primavera conto di andare in giro per i campi a dipingere an plain air. 

Sono in vendita solo gli originali, non ci saranno copie. Ogni disegno sarà un pezzo unico. 

Li trovi sul mio shop di Alittlemarket in esclusiva, ti lascio il link se vuoi seguire anche questo progetto collaterale al quale tengo molto: 

Atelier sul Brenta su Alittlemarket
Per ora ci sono pochi disegni ma conto di aggiungerne sempre qualcuno di nuovo. Se hai una pianta preferita poi, sarò lieta di riprodurla per te; questo perché mi da la possibilità di conoscere le persone tramite le piante e mettermi in gioco ulteriormente. 

Mi farebbe tanto piacere sapere cosa ne pensi, ogni contributo o pensiero è sempre prezioso. Grazie. 

La sorellanza del cucito 

Stamattina ho avuto la prima lezione del corso di taglio e cucito con il progetto Sartosofia di cui vi avevo parlato. 

Ero al peggio delle mie condizioni fisiche, senza voce e con il torcicollo, nonché in ritardo dopo un’ora passata nel traffico. Ci è voluto un po’ per acclimatarmi, per capire dov’ero e cosa dovevo fare, un po’ come le ragazze, anch’esse spaesate per la poca padronanza della lingua e del perché sostanzialmente fossimo lì. 

Ma è bastato sedersi al tavolo, tirare fuori stoffe colorate e forbici e il resto l’ha fatto la magia del cucito. 


Perché non è la prima volta che mi capita, avendo tenuto workshop di cucito in passato avevo notato l’incantesimo, (perchè proprio di incantesimo si tratta). 

Quello che unisce donne diverse, con storie diverse, di culture diverse ed età diverse. La magia di creare qualcosa, qualsiasi cosa, con le proprie mani, frutto del proprio ingegno e della propria fantasia. 

E il cucito secondo me è proprio una cosa da femmine. 

Ci accomuna. Ci fa relazionare anche se non lo vogliamo, (mettete un gruppo di donne in una stanza con due macchine da cucire e vedrete il risultato), perché fa nascere in noi quella “sorellanza ancestrale” che abbiamo dalla notte dei tempi e in cui io credo tantissimo. 

È un mezzo. Un tramite tra noi stesse, le altre che ci sono vicino e l’atto della creazione. Che noi donne abbiamo atavico, ma che non riguarda solo il concepire un figlio, riguarda il concepire un’idea, un’opera d’arte, una creazione artigianale. 

L’atto creativo è un processo naturale. 

E il concepimento riguarda qualsiasi cosa noi donne facciamo. 

Concepiamo idee, atti, concepiamo progetti, nuovi stimoli, nuove sfide ogni giorno. Siamo tutte neo mamme, ogni giorno. Secondo me è questo che ci unisce. 

Nonostante la diversità di vite, di età e di intenti, riusciamo a capirci con uno sguardo. 


Oggi abbiamo iniziato a fare una copertina da culla con ritagli di tessuto. 

Ne è uscito un mondo coloratissimo, fantasioso, decisamente femminile, non vedo l’ora di vedere le varie copertine completate tutte insieme, cucite a mano, tutte con qualcosa di speciale, come speciale è l’atto creativo che è stato messo in atto (e che è impossibile fermare).