Tre anni di Fashion Revolution

Per chi non lo sa questa è la settimana della Fashion Revolution.

Qui viene spiegato molto bene di cosa si tratta. La data non è casuale, il 24 aprile del 2013 più di mille persone sono morte in Bangladesh per il crollo di un palazzo dove venivano cuciti gli abiti che indossiamo tutti i giorni.

fashion revolution

Ci si è così chiesto qual è il vero valore di una maglietta da cinque euro, e ne è uscito uno scenario davvero agghiacciante. Se volete farvi un’idea di cosa sia il fast fashion, la moda usa e getta degli ultimi anni, di come lavora davvero uno sweat shop e i danni che l’industria della moda sta facendo sul mondo potete guardare il documentario The True Cost (lo trovate anche su Netflix), dove ogni cosa, dall’eticità, lo sfruttamento del lavoro all’inquinamento viene spiegata molto bene.

Tutti sappiamo che dietro un abito a basso prezzo c’è una storia di schiavitù, ma secondo me, tutt’oggi, non abbiamo idea di quanto radicata sia la cosa. The True Cost ce lo fa capire.

fast fashion

Questo è il mio terzo anno di Fashion Revolution. Sono tre anni che ho preso consapevolezza che aprire il portafoglio per pagare un paio di pantaloni 10 euro non è un gesto leggero ma nasconde un atto politico e sociale. Sono tre anni che non acquisto un capo d’abbigliamento sottocosto. Devo dire che all’inizio la cosa non è stata facile, perché ammetto che l’industria del fast fashion ci ha abituato bene. Ci ha abituato ad avere una maglietta carina per una sera, e poi chissene se non ci piace più. Ci hanno abituato a comprare e comprare, montagne di vestiti che dopo due lavaggi sono da buttare. Sapete quanto sia difficile smaltire un capo di vestiario?

Oggi, dopo tre anni, posso dire di aver dimezzato gli acquisti di abbigliamento.

Risultato? Ho un armadio più in ordine, faccio le giuste lavatrici e so sempre cosa mettermi.

 

be curious

(Vabbè magari non sempre sempre, giusto in quei giorni lì).

E visto che non navigo nell’oro, voglio fare un vademecum e spiegarvi come acquisto e dove acquisto, perché anche io mi tolgo i miei capricci.

  • Acquistare usato. L’ho sempre fatto in realtà, ho sempre amato acquistare cose usate a poco prezzo, magari di anni passati. Esistono diverse realtà in Italia dove poter acquistare usato (dove non lo chiamano vintage sparandovelo ad un sacco di soldi). I negozi della Caritas, che non so perché noi italiani li snobbiamo perché pensiamo siano da barboni e poi a Londra svaligiamo il charity shop. E’ la stessa cosa eh? L’associazione Manitese ha diversi negozi di usato e riuso in giro per l’italia, io ogni lunedì faccio shopping in quello di Padova (Via Ognissanti 37) anche perché è la sede del progetto Sartosofia  (se vuoi sapere di cosa si tratta puoi leggere qui ).  Ci sono anche diversi Mercatini, hanno questo nome e sono negozi in franchising di cose usate, io vado spesso a quello del mio paesello. Ci trovate di tutto, oltre i vestiti, borse, scarpe, accessori, mobili e cose per la casa.
  • Acquistare artigianato. Conoscendo la scena handmade italiana ancora non mi capacito come sia possibile che le persone acquistino ancora i loro vestiti in un centro commerciale. Ve lo giuro! Abbiamo una quantità di artigiane e artigiani talentuosi, che creano cose stupende, meravigliose, personalizzate, che ve le fanno proprio come cacchio le volete, che davvero non capisco come si possa ancora andare da Zara. davvero non lo capisco.  Volete i nomi? Ce ne è davvero per tutti i gusti: Riot Clothing per chi ama lo street fashion, con uno sguardo agli anni ’90 e a quei rave parties mai dimenticati. Fils De Reves  se siete più romantiche e femminili, ovviamente mi ci metto anche io l’atelier sul Brenta  abiti naturali dai tagli senza tempo, Nevelo Kids moda senza tempo per bambine e ragazze, tanto per citare i miei preferiti. Non dimentichiamo poi i grandi marketplace dove si può trovare veramente di tutto dalla scarpa, al vestito, all’accessorio, e qui vi dico il mio preferito che è A Little Market perché? Perché acquistare su A Little Market è come comprare al negozietto del paese. Troverete un calore e una cura per il cliente davvero non comune. Se la trovate al centro commerciale venitemelo a dire che non ci credo!

Acquistare etico e solidale Qui ci vuole qualche soldo in più ma quando posso mi piace sbirciare nei negozi etici, Ce ne sono molti, e tanti che vendono prodotti che solitamente sono difficili da reperire in questo ambiente. Se, ad esempio, siete come me, perennemente in scarpe da ginnastica e jeans, vi do due indirizzi top: Veja  che fa sneakers con materiali organici e riciclati nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Krochet Kids che fa moda sportiva con tanto di certificato di autenticità firmato dalla persona che ha confezionato il vostro prodotto che sono donne dei paesi poveri del mondo. Par. co Denim  fanno jeans in cotone biologico. Ancora non li ho provati ma sono sulla mia lista delle cose che voglio.

 

Quelli che vi ho dato sono solamente alcuni suggerimenti, ne avrei molti altri ma diventerebbe una lista infinita.

La cosa fondamentale in fin dei conti è prendere consapevolezza che ciò che acquistiamo ha un peso, sia sull’ambiente che sulle persone. Non dimentichiamolo e partecipiamo insieme alla Fashion Revolution. Chiediamo ai grandi marchi chi fa i vestiti che indossiamo. Perché lo vogliamo sapere!

Un mondo migliore è possibile. Sempre.

 

Se volete conoscere altre realtà etiche, indirizzi o quant’altro potete scrivermi e sarò lieta di rispondervi. Se invece volete iniziare la vostra battaglia etica acquistando un capo dell’atelier sul Brenta potete guardare lo shop online o scrivermi privatamente per maggiori informazioni sull’acquisto. Voglio ricordare che tutto ciò che creo è fatto con materie prime di altissima qualità, prodotte in Europa con basso impatto ambientale e tessuti naturali.

 

donne

Come Miss Havisham

Mai, ve lo dico, mai avrei pensato nella vita di fare un abito da sposa. C’è però chi me l’ha chiesto, chi ha creduto nelle mie capacità, (perché io invece ci credevo poco), che mi ha convinto a provare. Ho accettato la sfida e ho tentato. 

Ho confezionato quindi l’abito da sposa per l’allestimento de “il matrimonio secondo alittlemarketitalia ” alla fiera di Bologna Il Mondo Creativo. 


L’idea era quella di non fare un abito classico, non lo volevo lungo fino ai piedi, non lo volevo troppo scollato, come gli abiti che si usano adesso. Io non faccio abiti da sposa, per questo volevo qualcosa che riflettesse il mio stile, che fosse eco di epoche passate, ma che fosse anche pratico, funzionale, che ricordasse l’abito di tutti i giorni con qualcosa in più. 


Volevo un vestito per un matrimonio nei boschi, corone di fiori, piedi nudi sulle foglie secche, alberi al posto di cattedrali. 


Mi si è figurato nella testa subito, non l’ho nemmeno disegnato su carta prima perché sapevo cosa volevo. 

È nato un abito decisamente diverso, che però (per mia sorpresa) è da sposa veramente! 

Non so dirvi l’emozione quando l’ho provato la prima volta. Ho capito di aver fatto un altro passo avanti nella mia sartoria, confezionare questo vestito mi ha insegnato tanto. Non mi ha insegnato tecniche nuove perché la confezione era abbastanza semplice (con un po’ più di accortezza per il pizzo molto delicato), ma ho capito le linee essenziali di tutta la mia produzione, di quello che voglio fare, della semplicità che voglio raggiungere, sempre avendo un riferimento al passato.

 Perché questo rispecchia decisamente me stessa, perché vivo il presente con semplicità ma una gamba sta sempre indietro e alcuni pensieri sono nostalgie di epoche mai vissute. 


L’abito è in lino grezzo naturale bianco panna, un tessuto che ho scoperto da poco anche in altre colorazioni, con il quale ho confezionato alcune maglie della mia collezione e che adoro letteralmente. 

È morbido, dall’effetto perennemente stropicciato, cade dritto, non stringe e profuma di erba appena tagliata. 

Il corpetto è semplice, con un taglio un po’ più profondo sulla schiena per giocare con il pizzo, maniche a tre quarti, e collo stondato sul davanti, la vita è impreziosita da pieghe, dietro invece cade arricciato. Il pizzo è in un cotone leggerissimo ed impalpabile, non da fastidio sulla pelle perché anch’esso molto morbido. 

Mi sono davvero divertita nel farlo e non pensavo venisse capito. Avevo paura che potesse risultare troppo semplice per un abito da sposa. Invece è piaciuto, è piaciuto tanto. E anche questo mi ha fatto capire come viviamo in tempi dove anche il matrimonio può diventare semplice, senza troppi fronzoli ma allo stesso tempo romantico, proprio come i matrimoni delle fotografie in bianco e nero. 

L’allestimento de “il matrimonio secondo  alittlemarketitalia” curato da Lucia di Impressioni.it e Sara di nuvolosità variabile (nonché community manager di alittlemarketitalia) è stato proprio così, una romantica foto in bianco e nero di un matrimonio lontano dai nostri tempi ma che osservandolo ci riempie di commozione. 

Grazie perché con il vostro allestimento fate piacere i matrimoni anche a chi è un po’ allergica. 

Se avete intenzione di sposarvi e volete un abito molto semplice che rispecchi criteri di eticità e naturalità nei materiali potete contattarmi. 

Ovviamente dovevo dargli un nome. Un nome letterario, come tutta la collezione dell’atelier. 

Ho voluto quindi dedicarlo a quella eterna sposa un po’ sfortunata di Miss Havisham. Uno dei personaggi secondo me più belli e romantici di Charles Dickens. 

La trovi nel romanzo Grandi Speranze.