Mai, ve lo dico, mai avrei pensato nella vita di fare un abito da sposa. C’è però chi me l’ha chiesto, chi ha creduto nelle mie capacità, (perché io invece ci credevo poco), che mi ha convinto a provare. Ho accettato la sfida e ho tentato. 

Ho confezionato quindi l’abito da sposa per l’allestimento de “il matrimonio secondo alittlemarketitalia ” alla fiera di Bologna Il Mondo Creativo. 


L’idea era quella di non fare un abito classico, non lo volevo lungo fino ai piedi, non lo volevo troppo scollato, come gli abiti che si usano adesso. Io non faccio abiti da sposa, per questo volevo qualcosa che riflettesse il mio stile, che fosse eco di epoche passate, ma che fosse anche pratico, funzionale, che ricordasse l’abito di tutti i giorni con qualcosa in più. 


Volevo un vestito per un matrimonio nei boschi, corone di fiori, piedi nudi sulle foglie secche, alberi al posto di cattedrali. 


Mi si è figurato nella testa subito, non l’ho nemmeno disegnato su carta prima perché sapevo cosa volevo. 

È nato un abito decisamente diverso, che però (per mia sorpresa) è da sposa veramente! 

Non so dirvi l’emozione quando l’ho provato la prima volta. Ho capito di aver fatto un altro passo avanti nella mia sartoria, confezionare questo vestito mi ha insegnato tanto. Non mi ha insegnato tecniche nuove perché la confezione era abbastanza semplice (con un po’ più di accortezza per il pizzo molto delicato), ma ho capito le linee essenziali di tutta la mia produzione, di quello che voglio fare, della semplicità che voglio raggiungere, sempre avendo un riferimento al passato.

 Perché questo rispecchia decisamente me stessa, perché vivo il presente con semplicità ma una gamba sta sempre indietro e alcuni pensieri sono nostalgie di epoche mai vissute. 


L’abito è in lino grezzo naturale bianco panna, un tessuto che ho scoperto da poco anche in altre colorazioni, con il quale ho confezionato alcune maglie della mia collezione e che adoro letteralmente. 

È morbido, dall’effetto perennemente stropicciato, cade dritto, non stringe e profuma di erba appena tagliata. 

Il corpetto è semplice, con un taglio un po’ più profondo sulla schiena per giocare con il pizzo, maniche a tre quarti, e collo stondato sul davanti, la vita è impreziosita da pieghe, dietro invece cade arricciato. Il pizzo è in un cotone leggerissimo ed impalpabile, non da fastidio sulla pelle perché anch’esso molto morbido. 

Mi sono davvero divertita nel farlo e non pensavo venisse capito. Avevo paura che potesse risultare troppo semplice per un abito da sposa. Invece è piaciuto, è piaciuto tanto. E anche questo mi ha fatto capire come viviamo in tempi dove anche il matrimonio può diventare semplice, senza troppi fronzoli ma allo stesso tempo romantico, proprio come i matrimoni delle fotografie in bianco e nero. 

L’allestimento de “il matrimonio secondo  alittlemarketitalia” curato da Lucia di Impressioni.it e Sara di nuvolosità variabile (nonché community manager di alittlemarketitalia) è stato proprio così, una romantica foto in bianco e nero di un matrimonio lontano dai nostri tempi ma che osservandolo ci riempie di commozione. 

Grazie perché con il vostro allestimento fate piacere i matrimoni anche a chi è un po’ allergica. 

Se avete intenzione di sposarvi e volete un abito molto semplice che rispecchi criteri di eticità e naturalità nei materiali potete contattarmi. 

Ovviamente dovevo dargli un nome. Un nome letterario, come tutta la collezione dell’atelier. 

Ho voluto quindi dedicarlo a quella eterna sposa un po’ sfortunata di Miss Havisham. Uno dei personaggi secondo me più belli e romantici di Charles Dickens. 

La trovi nel romanzo Grandi Speranze. 

2 pensieri su “Come Miss Havisham

  1. Questo abito è stupendo, così come la sua storia e le sensazioni che trasmette.
    Brava, brava, brava. Complimenti davvero.
    Struggente è pure la dedica letteraria: l’ho apprezzata moltissimo.
    Ti dedico perciò il finale del romanzo di Dickens nella versione da egli stesso revisionata. Il momento dell’addio tra Estella e Pip.
    ***
    «Siamo amici», dissi, alzandomi e chinandomi su di lei, mentre si alzava dalla panca.
    «E continueremo ad esserlo anche lontani», disse.
    Le presi la mano nella mia, e uscimmo dal luogo in rovina; e come la nebbia del mattino si era alzata in un tempo lontano, quando avevo lasciato la fucina, così si stava alzando ora la nebbia della sera, e in tutta la vasta distesa di luce quieta che mi svelò, non vidi l’ombra di un altro distacco.

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