Imparare da chi fa il vino

Durante le vacanze di Natale ho passato qualche giorno in Toscana, precisamente in Val d’Orcia, luogo che amo e apprezzo molto quando devo ricaricarmi.

E’ un posto di pace e le linee sinuose del suo paesaggio aiutano a ritrovare calma e lucidità.

Cappella di Vitaleta

Della Val d’Orcia ovviamente non si possono non provare i vini, famosi anche per i non intenditori, riconosciuti nel mondo e tra i più pregiati d’Italia.

Tra passeggiate in antichi borghi medievali, scampagnate nella natura, ho potuto visitare anche qualche cantina della zona. Una in particolare si trova in un podere storico immerso tra le colline vicino a Pienza, un posto davvero isolato e non facile da raggiungere. Qui un gentile signore ha questa piccolissima azienda che produce vino da circa vent’anni. E’ lui che segue i suoi vigneti, lui che decide come fare il vino e sempre lui ci accoglie e ci fa visitare la sua cantina. Parla dei differenti tipi di vino che produce, in particolare il suo cru (per farla semplice significa un vino prodotto unicamente da un vigneto, e non contaminato da altre uve. Che detta così probabilmente fa imbestialire gli enologi, ma qui siamo in un blog che parla di cucito, concedetemelo.)

In pratica questo vino viene prodotto da un unico vigneto, quello la cui produzione si distingue meglio di altri. Ora il problema sta nel fatto che non sempre il vigneto produce l’uva adeguata per fare un buon vino. Può farne poca, il raccolto può essere rovinato da qualche agente atmosferico, ci sono volte in cui l’uva non fa il vino che ci si aspetta, tutto dipende da come si comporta la natura e da come va l’annata.

Ci sono annate quindi in cui questo vino non viene prodotto. Ed è stato il caso di questo 2017 appena passato. L’azienda  imbottiglierà l’annata 2015 e 2016, ma non 2017 come non ha imbottigliato il 2014 e il 2013. Questo vino nasce ed esiste solamente quando la natura lo richiede. E sorridendo, il signore dell’azienda ci spiega che è così che accade, ci sono anni in cui va bene e anni in cui quel vino non sarà sul mercato. E’ la legge di natura.

Penso che questo modo di lavorare possa essere molto frustrante, perché comunque c’è una perdita economica, ma anche prezioso. Qui non vige più la regola dell’azienda di voler raddoppiare il fatturato di anno in anno, ma semplicemente si fa secondo natura, e secondo i tempi che la natura sceglie. Sapere che potremo bere quel vino del 2016 ma non lo potremo bere del 2017 fa riflettere su quanto invece siamo abituati ad avere tutto e subito.  L’attesa, l’imparare a fare (e ad avere) le cose quando sono giuste, quando è il momento e non quando vogliamo noi. Lo scandire il lavoro secondo natura. Non prima.

Vorrei rapportare questo concetto, forse tipico solo dell’agricoltura, anche nel mio lavoro. Rispettare i tempi di natura, fermarsi da questa giostra vorticosa e velocissima dell’economia globale, scendere, respirare e fare le cose con altri tempi.

Una nuova camicetta Scout nera
Il vischio raccolto in Val d’Orcia.

Voglio imparare il tempo presente. In un mondo che pianifica gli anni futuri, voglio pianificare il mio qui e il mio ora.

L’unicità è già una delle prerogative più importanti e uniche di un lavoro artigiano, lo sappiamo ormai tutti, resta ora il riprendersi il tempo per creare, senza frenesia. E’ per questo che non sto facendo i saldi (a mio discapito visto che li sta facendo il resto del mondo), del perché non sto ancora lavorando ad una nuova collezione.  L’inverno è quel periodo di staticità, dove tutto rallenta. Come potrei disegnare qualcosa di nuovo in questo periodo dove la natura è ferma? Rivendico il mio diritto ad avere freddo e a stare sotto la copertina in attesa del calore del sole. Questo è il periodo dell’elaborazione, del ponderare, e quindi di continuare a cucire gli abiti che facevo a dicembre e a novembre.

Le novità le voglio far nascere con il primo bocciolo, quando l’erba si fa più verde e l’aria più tiepida. Sarà quello il  momento in cui germoglierà la nuova collezione che tra l’altro è tutta in testa e che ho ideato proprio camminando tra quelle colline sinuose, godendomi il tempo del riposo. 

Ho già deciso che inizierò a lavorare ai prototipi a febbraio, il tempo in cui tutto è ancora bianco e gelo ma dove si ritrova quel bagliore di luce in più, ed esploderanno, come la primavera, a Marzo.

Questo per me è essere una sarta naturale. Ora a tutti gli effetti.

Il consiglio che vi posso dare è quello di spulciare un pochino lo shop se avevate visto un abito che vi piaceva, con la nuova collezione le viscose non ci saranno più e i prezzi verranno un pochino rivisti. (prometto pochissimo!).

 

Le novità arriveranno con la primavera, e prometto che quest’anno sarà un’ottima annata.

 

Monticchielo
La nostra porta di casa a Monticchiello