Erbe Selvatiche

 

Fuori c’è un leggera foschia, il cielo è grigio e nel giardino è rimasto qualche mucchietto bianco di neve. Il mio gatto osserva fuori dalla finestra i pettirossi, infreddoliti e panciuti dal gran freddo di questi giorni.

Eppure so, si sente nell’aria, che tutto questo silenzio dettato dal ghiaccio sta per finire. Lo si vede da piccole cose, impercettibili, fili d’erba verde che spuntano dagli strati di neve, le foglie nuove delle rose, qualche macchiolina di colore qua e là, gialla e violetta. Sono le prime, timide erbe selvatiche, ancora piccole e basse,  portatrici di un messaggio importante e mi piace pensare che non mi hanno colta impreparata.

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Quest’anno la nuova collezione che ho preparato parla proprio di loro e a queste piccole e a volte insignificanti erbe è dedicata. Volevo che il messaggio che cerco di trasmettere con la mia sartoria naturale non fosse solamente indirizzato ai tessuti o al metodo di lavorazione, volevo lasciare, con questi vestiti, lo stesso messaggio che queste piccole e prime piantine lasciano a noi.

“La natura è ,estremamente giovane, bella, generosa. Essa riversa poesia e bellezza a tutti gli esseri viventi sulla terra, a tutte le piante, purché li si lasci crescere a loro agio.”
George Sand

Protagonista indiscusso è il lino lasciato al naturale, di varie qualità e grammature, al quale sono state aggiunte alcune minuziose stampe fatte a mano di fiori di tarassaco, rami di rosa canina e piante di festuca dei prati mosse dal vento e dal tepore del sole.

Una novità è l’abito Accabadora Selvatica, sia nella sua versione stampata con fiori di tarassaco, sia in quella in tinta unita. Un abito pensato proprio per la vita in campagna, per le giornate all’aria aperta, per un momento dedicato solamente a noi stesse, al sole sul viso, al vento che suona tra i rami degli alberi.

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Ad Accabadora si aggiunge Botton D’Oro, uno dei nomi del ranuncolo dei prati, un abito comodo, versatile, pensato per tutti i giorni. Qui nella versione giallo senape.

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Ma non voglio raccontarvi ogni abito, preferisco siate voi ad aggirarvi in mezzo a questi abiti/piante, ad osservarli e a scegliere il vostro, proprio come si fa in un campo di fiori in un’assolata domenica di aprile.

la nuova collezione è online

 

L’ultima cosa che voglio raccontarvi è che per impreziosire la collezione e poter raccontarla al meglio, mi sono affidata alla matita di un’illustratrice che ho conosciuto online e di cui apprezzo moltissimo il lavoro: Nadia Corfini .

Nadia ha creato un’illustrazione splendida che raffigura proprio l’essenza di Erbe Selvatiche, un racconto in immagini di ciò che ho pensato e creato.

cartolina l'Atelier sul Brenta

 

Non mi resta che lasciarvi sognare la primavera. Anche se non sembra è proprio lì, dietro l’angolo.

 

 

Imparare da chi fa il vino

Durante le vacanze di Natale ho passato qualche giorno in Toscana, precisamente in Val d’Orcia, luogo che amo e apprezzo molto quando devo ricaricarmi.

E’ un posto di pace e le linee sinuose del suo paesaggio aiutano a ritrovare calma e lucidità.

Cappella di Vitaleta

Della Val d’Orcia ovviamente non si possono non provare i vini, famosi anche per i non intenditori, riconosciuti nel mondo e tra i più pregiati d’Italia.

Tra passeggiate in antichi borghi medievali, scampagnate nella natura, ho potuto visitare anche qualche cantina della zona. Una in particolare si trova in un podere storico immerso tra le colline vicino a Pienza, un posto davvero isolato e non facile da raggiungere. Qui un gentile signore ha questa piccolissima azienda che produce vino da circa vent’anni. E’ lui che segue i suoi vigneti, lui che decide come fare il vino e sempre lui ci accoglie e ci fa visitare la sua cantina. Parla dei differenti tipi di vino che produce, in particolare il suo cru (per farla semplice significa un vino prodotto unicamente da un vigneto, e non contaminato da altre uve. Che detta così probabilmente fa imbestialire gli enologi, ma qui siamo in un blog che parla di cucito, concedetemelo.)

In pratica questo vino viene prodotto da un unico vigneto, quello la cui produzione si distingue meglio di altri. Ora il problema sta nel fatto che non sempre il vigneto produce l’uva adeguata per fare un buon vino. Può farne poca, il raccolto può essere rovinato da qualche agente atmosferico, ci sono volte in cui l’uva non fa il vino che ci si aspetta, tutto dipende da come si comporta la natura e da come va l’annata.

Ci sono annate quindi in cui questo vino non viene prodotto. Ed è stato il caso di questo 2017 appena passato. L’azienda  imbottiglierà l’annata 2015 e 2016, ma non 2017 come non ha imbottigliato il 2014 e il 2013. Questo vino nasce ed esiste solamente quando la natura lo richiede. E sorridendo, il signore dell’azienda ci spiega che è così che accade, ci sono anni in cui va bene e anni in cui quel vino non sarà sul mercato. E’ la legge di natura.

Penso che questo modo di lavorare possa essere molto frustrante, perché comunque c’è una perdita economica, ma anche prezioso. Qui non vige più la regola dell’azienda di voler raddoppiare il fatturato di anno in anno, ma semplicemente si fa secondo natura, e secondo i tempi che la natura sceglie. Sapere che potremo bere quel vino del 2016 ma non lo potremo bere del 2017 fa riflettere su quanto invece siamo abituati ad avere tutto e subito.  L’attesa, l’imparare a fare (e ad avere) le cose quando sono giuste, quando è il momento e non quando vogliamo noi. Lo scandire il lavoro secondo natura. Non prima.

Vorrei rapportare questo concetto, forse tipico solo dell’agricoltura, anche nel mio lavoro. Rispettare i tempi di natura, fermarsi da questa giostra vorticosa e velocissima dell’economia globale, scendere, respirare e fare le cose con altri tempi.

Una nuova camicetta Scout nera
Il vischio raccolto in Val d’Orcia.

Voglio imparare il tempo presente. In un mondo che pianifica gli anni futuri, voglio pianificare il mio qui e il mio ora.

L’unicità è già una delle prerogative più importanti e uniche di un lavoro artigiano, lo sappiamo ormai tutti, resta ora il riprendersi il tempo per creare, senza frenesia. E’ per questo che non sto facendo i saldi (a mio discapito visto che li sta facendo il resto del mondo), del perché non sto ancora lavorando ad una nuova collezione.  L’inverno è quel periodo di staticità, dove tutto rallenta. Come potrei disegnare qualcosa di nuovo in questo periodo dove la natura è ferma? Rivendico il mio diritto ad avere freddo e a stare sotto la copertina in attesa del calore del sole. Questo è il periodo dell’elaborazione, del ponderare, e quindi di continuare a cucire gli abiti che facevo a dicembre e a novembre.

Le novità le voglio far nascere con il primo bocciolo, quando l’erba si fa più verde e l’aria più tiepida. Sarà quello il  momento in cui germoglierà la nuova collezione che tra l’altro è tutta in testa e che ho ideato proprio camminando tra quelle colline sinuose, godendomi il tempo del riposo. 

Ho già deciso che inizierò a lavorare ai prototipi a febbraio, il tempo in cui tutto è ancora bianco e gelo ma dove si ritrova quel bagliore di luce in più, ed esploderanno, come la primavera, a Marzo.

Questo per me è essere una sarta naturale. Ora a tutti gli effetti.

Il consiglio che vi posso dare è quello di spulciare un pochino lo shop se avevate visto un abito che vi piaceva, con la nuova collezione le viscose non ci saranno più e i prezzi verranno un pochino rivisti. (prometto pochissimo!).

 

Le novità arriveranno con la primavera, e prometto che quest’anno sarà un’ottima annata.

 

Monticchielo
La nostra porta di casa a Monticchiello

 

 

La sartoria alla vecchia maniera

Sono stata una felicissima ospite sul blog di Tiziana Rinaldi, che se non la conosci, è un’illustratrice e una pittrice di mondi onirici e non solo. Sulla bellissima descrizione che Tiziana ha fatto di me, pur non conoscendomi ma individuando perfettamente il mio lavoro, la mia vita e il mio mondo, c’è una parte che mi ha fatto sorridere e poi riflettere.  (Trovi l’intervista che mi ha fatto Tiziana qui )

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Il rapporto con le mie clienti.

Ci ho pensato perché magari non è una cosa così scontata, perché esiste uno shop online dove per ordinare un abito basta un click, apparentemente. In realtà la maggior parte delle mie clienti, o future clienti, mi scrive. Quasi tutte.

Capita di rado che qualcuna acquisti senza prima avermi scritto. Può essere per email, per messaggio privato su instagram o facebook. Insomma per i più svariati canali.

E quasi sempre da quei messaggi ne scaturiscono conversazioni, sulle misure da prendere per cucire un abito su misura, per sapere se si possono avere delle modifiche, per vedere altri tipi di tessuto, per avere un consiglio, un opinione, alle volte parliamo anche del tempo, o dei nostri cani, ci scambiamo le foto come si fa con i figli.

Ci penso spesso perché in un ottica di business e in un mondo dove si cerca di ottimizzare il più possibile, questo scambio di messaggi, email lunghissime, foto e saluti spesso può essere visto come una perdita di tempo. Mi hanno sempre detto di essere concisa, di rispondere ai messaggi solo in certi orari, di chiudere il telefono alle nove di sera.

Ho visto che mi è impossibile. Ci ho provato, ma proprio non ci riesco, e a volte sono io la prima che inizia conversazioni infinite su quale tessuto può essere adatto a tal vestito.

Anche a spegnere il telefono alle nove di sera. (Beh adesso in realtà ci riesco perché alle nove di sera sono già a letto, ma questa è un’altra storia).

Credo anche che queste lunghe conversazioni con le mie clienti alle volte siano proprio ciò che la sera mi fa svenire e che il sabato fa gridare vendetta il mio cervello; è quello che non mi fa staccare mai dal lavoro.

Forse prima o poi troverò la giusta ricetta, un po’ di ottimizzazione e un po’ di conversazione qua e là. Ma adesso come adesso sono felice di instaurare questo rapporto privilegiato con ognuna di loro.

Se la settimana prossima mi arriva uno stock di tessuti da urlo e tu sei indecisa se scegliere quello che c’è in foto sullo shop e mi scrivi, è ovvio che ti mando le foto dei tessuti che mi devono ancora arrivare, che non so come saranno, che non so manco che prezzo ci dovrò mettere sopra, però te li mostro, perché la mia idea di sartoria è così.

E’ quel posto dove voglio farti sentire a casa, dove puoi dirmi come vuoi il vestito perché conosci i tuoi difetti, dove puoi scegliere una stoffa diversa, allungare le maniche, farlo più svasato.

Perché quando mi scrivi “lo vorrei più largo in vita perché c’ho i fiancotti” io sono la persona più felice del mondo perché sto per creare un qualcosa che sarà solamente tuo.

Non lo so se sto facendo giusto, se tra sei mesi farò un esaurimento nervoso perché in questo campo non sto ottimizzando per nulla, sta di fatto che al momento mi piace così.  Non ci vediamo, tutto avviene nel virtuale, nello scambio di parole e immagini, è tutto un bit.

Un po’ di calore da qualche parte ci vuole no?

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Una nuova collezione che parla di scelte importanti

Ed è arrivato settembre, così impetuoso, improvviso e velocissimo, ci ha catapultati in pieno autunno. Qui stamattina c’era già una fitta nebbia, il cielo si veste di plumbeo e le foglie dell’acero che vedo dalla finestra dell’atelier, ingialliscono.

Ho iniziato a lavorare alla nuova collezione appena sono tornata dalle vacanze, il tempo è volato (ci ho messo quasi un mese), non l’ho ancora terminata, però ci tenevo a mostrare quel poco che ho fatto fin’ora.

Anche perché eravate tutte in grandissima attesa, e ho ricevuto un sacco di messaggi di curiosità e non vi ringrazierò mai abbastanza per l’entusiasmo contagioso.

Per il momento ho messo online quattro nuovi pezzi (due dei quali sono proprio dei modelli nuovi), ma sto lavorando ancora a qualche nuovo pezzo che vi mostrerò a breve.

 

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Ho dovuto fare parecchie scelte per questo nuovo anno (perché l’anno inizia a settembre, penso siamo tutte d’accordo); alcune un po’ difficili e dubbiose. Tra queste c’è stata la scelta, molto difficile, di continuare a lavorare su capi di taglio sartoriale. Magari non tutte conoscete la differenza tra un capo industriale e uno sartoriale, e non sto qui ad ammorbarvi con tecnicismi da addetti ai lavori, sta di fatto che un capo sartoriale è estremamente più lungo nella lavorazione. E’ difficile, spesso noioso e questa estate, avendo avuto una grossa mole di lavoro, avevo pensato di creare gli stessi pezzi ma industrialmente.

Poi mi sono detta che non sarebbe stata la stessa cosa, un capo sartoriale è visibile nel taglio, nelle cuciture, nelle rifiniture, insomma si nota con evidenza che è un capo fatto a mano. Un capo industriale sarebbe stato comunque fatto a mano da me, ma avrebbe avuto un altro tipo di rifiniture e cuciture che secondo me, avrebbero cambiato l’aspetto un po’ vintage e antico dei capi firmati atelier sul Brenta.

Così eccomi qui a presentarvi nuovi modelli, sempre confezionati con lo stesso criterio di artigianato sartoriale. Io lo so che questo inverno impazzirò, però mi piacciono così, che ci posso fare.

Arriviamo quindi al tasto dolente di questa scelta, perché metterci più tempo per creare un abito, voleva dire anche un aumento dei prezzi. I prezzi che tenevo l’anno passato erano veramente bassi, sia per il lavoro che ci sta dietro, sia per il prezzo che hanno le materie prime che uso. Il lino è puro lino naturale, a volte grezzo, di consistenza spessa e ha un prezzo abbastanza alto. Perfino per le rifiniture, per i bottoni, e per i fili che uso per cucire uso materiali di altissima qualità, e chi cuce conoscerà sicuramente il valore dei materiali di merceria.

I bottoni sono rimasti in vera madreperla, ma si sono aggiunti anche dei bei bottoni in legno intarsiati, che ho ritenuto perfetti per l’autunno e l’inverno.

 

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Insomma, questa scelta è stata abbastanza dovuta, e ho alzato i prezzi non per comprarmi la barca nuova ma per avere un guadagno che mi permetta di vivere.

Smetto di giustificarmi, vi lascio alla visione della nuova collezione, che potete vedere qui: Lo Shop dell’Atelier e spero che comprenderete le mie esigenze.

Un abito sartoriale ha bisogno di tempo, come la donna che lo indossa.

 

Piccolecose… sul Brenta

Immaginate.

Una piccola casina sul fiume. E’ zeppa di libri, stipati qua e là per mancanza di spazio, teiere e tazze di qualsiasi dimensione. Il gatto dorme sonnacchioso sul divano, per terra si trovano fili e pezzetti di stoffa perché qualcuno ancora non è passato a pulire.

Suona il campanello di quella casina. C’è una ragazza al cancello oltre il piccolo giardino rigoglioso di rose. Porta un cappello di paglia, una camicetta bianca e leggera. Ha l’aria sofisticata e un po’ artistica.

Porta al collo collane multicolore, di fiori e di frutti. Si vocifera che le disegni lei stessa.

Viene da un’altra città quella ragazza con il cappello di paglia, è arrivata in questa campagna un po’ isolata con in mano una valigia di cartone. Dentro ci sono un sacco di Piccolecose.

Sono lieta di potervi annunciare una bellissima collaborazione tra me e Lisa di Piccolecose handmade .

Una collaborazione che stiamo portando avanti da questa primavera, e che ora vi racconto. 

Logo PiccolecosesulBrenta
logo disegnato da Lisa

Tempo fa Lisa mi ha chiesto di fotografare le sue splendide collane mongolfiera indossando gli abiti dell’Atelier sul Brenta  

ne sono rimasta entusiasta perché adoro il suo lavoro, e felice che le piacesse anche il mio. Da lì una cosa tira l’altra, le sue collane sembravano dipinte proprio per i miei abiti, ci siamo sentite, consultate, lei è stata molto paziente ad attendere i miei tempi biblici e abbiamo così partorito un’idea che unisse i nostri due prodotti insieme. 

Nasce così un pacchetto in promozione composto da un capo dell’atelier in esclusiva, accompagnato da una collana piccole mongolfiere. 

L’offerta porta il nome di Piccolecose sul Brenta e la trovi qui

Per questa  prima edizione super estiva ho pensato ad una leggera blusa in batista di cotone, morbida, freschissima, stampata a mano dalla sottoscritta con spighe di grano (un disegno originale di Lucia di Impressioni.it).

la blusa è stata disegnata e realizzata in esclusiva per Piccolecose sul Brenta e verrà realizzata solo per questo pacchetto completo e solo per un periodo di tempo limitato.

Insieme alla blusa troverete una collana piccole mongolfiere disegnata e dipinta a mano da Lisa che potrete scegliere in quattro varianti. 

Come funziona il pacchetto Piccolecose sul Brenta?

Vai al link diretto sullo shop online da oggi fino al 15 luglio —–> 

Piccolecose sul Brenta

Potrai scegliere il colore della blusa tra quattro varianti di colore e la collana tra quattro varianti di colore e soggetto.

Al momento dell’acquisto, sulle note, specifica quale delle quattro collane vuoi ricevere con la tua blusa.

Le spese di spedizione sono comprese nel prezzo del pacchetto in esclusiva. 

Sono davvero felice ed emozionata di presentarvi questa collaborazione, un po’ sognatrice, un po’ romantica e naturale, proprio come me e Lisa.

Ci abbiamo pensato insieme, abbiamo fatto le corse per presentarvela in tempo, ho cambiato blusa in corso d’opera, insomma il lavoro è stato serrato e qualche intoppo c’è stato, come sempre quando si cerca di lavorare bene. Ma ho avuto la totale comprensione di Lisa che mi ha sempre sostenuta e capita anche quando i tempi stringevano. Siamo quindi entrambe felici di essere riuscite a stare nei tempi e presentarvi questa collaborazione che speriamo si possa replicare in futuro. 

Vi ripeto che è un’offerta limitata e che è possibile effettuare l’ordine entro il 15 luglio, per permettere a me e Lisa di lavorare poi ai vostri piccoli sogni sul Brenta.

Per altre informazioni, curiosità ma anche solo per farmi un saluto, potete scrivere a me o a Lisa. 

ateliersulbrenta@gmail.com

piccolecose.handmade@gmail.com 

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Tre anni di Fashion Revolution

Per chi non lo sa questa è la settimana della Fashion Revolution.

Qui viene spiegato molto bene di cosa si tratta. La data non è casuale, il 24 aprile del 2013 più di mille persone sono morte in Bangladesh per il crollo di un palazzo dove venivano cuciti gli abiti che indossiamo tutti i giorni.

fashion revolution

Ci si è così chiesto qual è il vero valore di una maglietta da cinque euro, e ne è uscito uno scenario davvero agghiacciante. Se volete farvi un’idea di cosa sia il fast fashion, la moda usa e getta degli ultimi anni, di come lavora davvero uno sweat shop e i danni che l’industria della moda sta facendo sul mondo potete guardare il documentario The True Cost (lo trovate anche su Netflix), dove ogni cosa, dall’eticità, lo sfruttamento del lavoro all’inquinamento viene spiegata molto bene.

Tutti sappiamo che dietro un abito a basso prezzo c’è una storia di schiavitù, ma secondo me, tutt’oggi, non abbiamo idea di quanto radicata sia la cosa. The True Cost ce lo fa capire.

fast fashion

Questo è il mio terzo anno di Fashion Revolution. Sono tre anni che ho preso consapevolezza che aprire il portafoglio per pagare un paio di pantaloni 10 euro non è un gesto leggero ma nasconde un atto politico e sociale. Sono tre anni che non acquisto un capo d’abbigliamento sottocosto. Devo dire che all’inizio la cosa non è stata facile, perché ammetto che l’industria del fast fashion ci ha abituato bene. Ci ha abituato ad avere una maglietta carina per una sera, e poi chissene se non ci piace più. Ci hanno abituato a comprare e comprare, montagne di vestiti che dopo due lavaggi sono da buttare. Sapete quanto sia difficile smaltire un capo di vestiario?

Oggi, dopo tre anni, posso dire di aver dimezzato gli acquisti di abbigliamento.

Risultato? Ho un armadio più in ordine, faccio le giuste lavatrici e so sempre cosa mettermi.

 

be curious

(Vabbè magari non sempre sempre, giusto in quei giorni lì).

E visto che non navigo nell’oro, voglio fare un vademecum e spiegarvi come acquisto e dove acquisto, perché anche io mi tolgo i miei capricci.

  • Acquistare usato. L’ho sempre fatto in realtà, ho sempre amato acquistare cose usate a poco prezzo, magari di anni passati. Esistono diverse realtà in Italia dove poter acquistare usato (dove non lo chiamano vintage sparandovelo ad un sacco di soldi). I negozi della Caritas, che non so perché noi italiani li snobbiamo perché pensiamo siano da barboni e poi a Londra svaligiamo il charity shop. E’ la stessa cosa eh? L’associazione Manitese ha diversi negozi di usato e riuso in giro per l’italia, io ogni lunedì faccio shopping in quello di Padova (Via Ognissanti 37) anche perché è la sede del progetto Sartosofia  (se vuoi sapere di cosa si tratta puoi leggere qui ).  Ci sono anche diversi Mercatini, hanno questo nome e sono negozi in franchising di cose usate, io vado spesso a quello del mio paesello. Ci trovate di tutto, oltre i vestiti, borse, scarpe, accessori, mobili e cose per la casa.
  • Acquistare artigianato. Conoscendo la scena handmade italiana ancora non mi capacito come sia possibile che le persone acquistino ancora i loro vestiti in un centro commerciale. Ve lo giuro! Abbiamo una quantità di artigiane e artigiani talentuosi, che creano cose stupende, meravigliose, personalizzate, che ve le fanno proprio come cacchio le volete, che davvero non capisco come si possa ancora andare da Zara. davvero non lo capisco.  Volete i nomi? Ce ne è davvero per tutti i gusti: Riot Clothing per chi ama lo street fashion, con uno sguardo agli anni ’90 e a quei rave parties mai dimenticati. Fils De Reves  se siete più romantiche e femminili, ovviamente mi ci metto anche io l’atelier sul Brenta  abiti naturali dai tagli senza tempo, Nevelo Kids moda senza tempo per bambine e ragazze, tanto per citare i miei preferiti. Non dimentichiamo poi i grandi marketplace dove si può trovare veramente di tutto dalla scarpa, al vestito, all’accessorio, e qui vi dico il mio preferito che è A Little Market perché? Perché acquistare su A Little Market è come comprare al negozietto del paese. Troverete un calore e una cura per il cliente davvero non comune. Se la trovate al centro commerciale venitemelo a dire che non ci credo!

Acquistare etico e solidale Qui ci vuole qualche soldo in più ma quando posso mi piace sbirciare nei negozi etici, Ce ne sono molti, e tanti che vendono prodotti che solitamente sono difficili da reperire in questo ambiente. Se, ad esempio, siete come me, perennemente in scarpe da ginnastica e jeans, vi do due indirizzi top: Veja  che fa sneakers con materiali organici e riciclati nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Krochet Kids che fa moda sportiva con tanto di certificato di autenticità firmato dalla persona che ha confezionato il vostro prodotto che sono donne dei paesi poveri del mondo. Par. co Denim  fanno jeans in cotone biologico. Ancora non li ho provati ma sono sulla mia lista delle cose che voglio.

 

Quelli che vi ho dato sono solamente alcuni suggerimenti, ne avrei molti altri ma diventerebbe una lista infinita.

La cosa fondamentale in fin dei conti è prendere consapevolezza che ciò che acquistiamo ha un peso, sia sull’ambiente che sulle persone. Non dimentichiamolo e partecipiamo insieme alla Fashion Revolution. Chiediamo ai grandi marchi chi fa i vestiti che indossiamo. Perché lo vogliamo sapere!

Un mondo migliore è possibile. Sempre.

 

Se volete conoscere altre realtà etiche, indirizzi o quant’altro potete scrivermi e sarò lieta di rispondervi. Se invece volete iniziare la vostra battaglia etica acquistando un capo dell’atelier sul Brenta potete guardare lo shop online o scrivermi privatamente per maggiori informazioni sull’acquisto. Voglio ricordare che tutto ciò che creo è fatto con materie prime di altissima qualità, prodotte in Europa con basso impatto ambientale e tessuti naturali.

 

donne

Come Miss Havisham

Mai, ve lo dico, mai avrei pensato nella vita di fare un abito da sposa. C’è però chi me l’ha chiesto, chi ha creduto nelle mie capacità, (perché io invece ci credevo poco), che mi ha convinto a provare. Ho accettato la sfida e ho tentato. 

Ho confezionato quindi l’abito da sposa per l’allestimento de “il matrimonio secondo alittlemarketitalia ” alla fiera di Bologna Il Mondo Creativo. 


L’idea era quella di non fare un abito classico, non lo volevo lungo fino ai piedi, non lo volevo troppo scollato, come gli abiti che si usano adesso. Io non faccio abiti da sposa, per questo volevo qualcosa che riflettesse il mio stile, che fosse eco di epoche passate, ma che fosse anche pratico, funzionale, che ricordasse l’abito di tutti i giorni con qualcosa in più. 


Volevo un vestito per un matrimonio nei boschi, corone di fiori, piedi nudi sulle foglie secche, alberi al posto di cattedrali. 


Mi si è figurato nella testa subito, non l’ho nemmeno disegnato su carta prima perché sapevo cosa volevo. 

È nato un abito decisamente diverso, che però (per mia sorpresa) è da sposa veramente! 

Non so dirvi l’emozione quando l’ho provato la prima volta. Ho capito di aver fatto un altro passo avanti nella mia sartoria, confezionare questo vestito mi ha insegnato tanto. Non mi ha insegnato tecniche nuove perché la confezione era abbastanza semplice (con un po’ più di accortezza per il pizzo molto delicato), ma ho capito le linee essenziali di tutta la mia produzione, di quello che voglio fare, della semplicità che voglio raggiungere, sempre avendo un riferimento al passato.

 Perché questo rispecchia decisamente me stessa, perché vivo il presente con semplicità ma una gamba sta sempre indietro e alcuni pensieri sono nostalgie di epoche mai vissute. 


L’abito è in lino grezzo naturale bianco panna, un tessuto che ho scoperto da poco anche in altre colorazioni, con il quale ho confezionato alcune maglie della mia collezione e che adoro letteralmente. 

È morbido, dall’effetto perennemente stropicciato, cade dritto, non stringe e profuma di erba appena tagliata. 

Il corpetto è semplice, con un taglio un po’ più profondo sulla schiena per giocare con il pizzo, maniche a tre quarti, e collo stondato sul davanti, la vita è impreziosita da pieghe, dietro invece cade arricciato. Il pizzo è in un cotone leggerissimo ed impalpabile, non da fastidio sulla pelle perché anch’esso molto morbido. 

Mi sono davvero divertita nel farlo e non pensavo venisse capito. Avevo paura che potesse risultare troppo semplice per un abito da sposa. Invece è piaciuto, è piaciuto tanto. E anche questo mi ha fatto capire come viviamo in tempi dove anche il matrimonio può diventare semplice, senza troppi fronzoli ma allo stesso tempo romantico, proprio come i matrimoni delle fotografie in bianco e nero. 

L’allestimento de “il matrimonio secondo  alittlemarketitalia” curato da Lucia di Impressioni.it e Sara di nuvolosità variabile (nonché community manager di alittlemarketitalia) è stato proprio così, una romantica foto in bianco e nero di un matrimonio lontano dai nostri tempi ma che osservandolo ci riempie di commozione. 

Grazie perché con il vostro allestimento fate piacere i matrimoni anche a chi è un po’ allergica. 

Se avete intenzione di sposarvi e volete un abito molto semplice che rispecchi criteri di eticità e naturalità nei materiali potete contattarmi. 

Ovviamente dovevo dargli un nome. Un nome letterario, come tutta la collezione dell’atelier. 

Ho voluto quindi dedicarlo a quella eterna sposa un po’ sfortunata di Miss Havisham. Uno dei personaggi secondo me più belli e romantici di Charles Dickens. 

La trovi nel romanzo Grandi Speranze. 

La sorellanza del cucito 

Stamattina ho avuto la prima lezione del corso di taglio e cucito con il progetto Sartosofia di cui vi avevo parlato. 

Ero al peggio delle mie condizioni fisiche, senza voce e con il torcicollo, nonché in ritardo dopo un’ora passata nel traffico. Ci è voluto un po’ per acclimatarmi, per capire dov’ero e cosa dovevo fare, un po’ come le ragazze, anch’esse spaesate per la poca padronanza della lingua e del perché sostanzialmente fossimo lì. 

Ma è bastato sedersi al tavolo, tirare fuori stoffe colorate e forbici e il resto l’ha fatto la magia del cucito. 


Perché non è la prima volta che mi capita, avendo tenuto workshop di cucito in passato avevo notato l’incantesimo, (perchè proprio di incantesimo si tratta). 

Quello che unisce donne diverse, con storie diverse, di culture diverse ed età diverse. La magia di creare qualcosa, qualsiasi cosa, con le proprie mani, frutto del proprio ingegno e della propria fantasia. 

E il cucito secondo me è proprio una cosa da femmine. 

Ci accomuna. Ci fa relazionare anche se non lo vogliamo, (mettete un gruppo di donne in una stanza con due macchine da cucire e vedrete il risultato), perché fa nascere in noi quella “sorellanza ancestrale” che abbiamo dalla notte dei tempi e in cui io credo tantissimo. 

È un mezzo. Un tramite tra noi stesse, le altre che ci sono vicino e l’atto della creazione. Che noi donne abbiamo atavico, ma che non riguarda solo il concepire un figlio, riguarda il concepire un’idea, un’opera d’arte, una creazione artigianale. 

L’atto creativo è un processo naturale. 

E il concepimento riguarda qualsiasi cosa noi donne facciamo. 

Concepiamo idee, atti, concepiamo progetti, nuovi stimoli, nuove sfide ogni giorno. Siamo tutte neo mamme, ogni giorno. Secondo me è questo che ci unisce. 

Nonostante la diversità di vite, di età e di intenti, riusciamo a capirci con uno sguardo. 


Oggi abbiamo iniziato a fare una copertina da culla con ritagli di tessuto. 

Ne è uscito un mondo coloratissimo, fantasioso, decisamente femminile, non vedo l’ora di vedere le varie copertine completate tutte insieme, cucite a mano, tutte con qualcosa di speciale, come speciale è l’atto creativo che è stato messo in atto (e che è impossibile fermare). 

Sartoria Etica ? 

È passato un anno esatto da quando mi sono fermamente decisa a voler intraprendere un percorso più tortuoso, più impegnativo, zeppo di difficoltà, ma che ritenevo (e ritengo) sia doveroso ed essenziale. Quando scelsi un percorso etico, ero piena di dubbi sul funzionamento della cosa, sul fatto che i prezzi delle materie prime sarebbero lievitati, che sarebbe stato fisicamente difficile reperirle, che non tutti mi avrebbero capita, che avrei dovuto lottare non poco non solo con negozi che vendono abiti economici, ma anche con artigiani che usano materie prime meno costose. 

Ho resistito con non poche difficoltà, ma se sono qui oggi, a poter raccontare questa cosa bellissima, lo devo sicuramente alla svolta etica che ho fermamente voluto. 


Perché oggi L’Atelier sul Brenta non è solamente abiti sartoriali etici confezionati con tessuti naturali.

Sono uscita dal mio campo d’azione per intraprendere un progetto bellissimo, in cui credo molto, e che (spero ma ne sono convinta ), mi darà tante soddisfazioni. 

Dalla settimana prossima insegnerò taglio e cucito a otto donne attuali e future mamme. Otto donne di cui ancora non conosco la storia, ma che voglio scoprire pian piano acquistando la loro fiducia. Alcune di loro sono giovanissime, incinte, con sorrisi appena accennati. Altre sono già mamme, dallo sguardo fiero e intoccabile. Sono sicuramente donne che hanno sofferto nonostante la giovane età, che sono arrivate qui perché i loro paesi non erano più in grado di sostenerle. 

Io non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura fatta di aghi, fili, tessuti, culture diverse e maternità. 


Il progetto porta l’evocativo nome di Sartosofia , io insegnerò a cucire e sarò appoggiata da esperte in ambito genitoriale che approfondiranno insieme alle ragazze alcune tematiche legate alla maternità e alla gravidanza. 

Useremo materiali riusati e recuperati per ridurre lo spreco e imparare l’arte del riciclo. 

È un progetto dell’associazione La Mente Comune sostenuto con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese e si terrà presso il negozio dell’usato Manitese di Padova. 


Iniziamo la settimana prossima, vi terrò aggiornati sugli sviluppi del progetto che sarà comunque raccontato in testi e in immagini. Ma ci tenevo a raccontarlo anche qui, in questo minuscolo spazio che riflette la stanzetta reale dove lavoro. 

Sartoria etica? Per me è lavorare con tessuti con poco impatto sul pianeta, prediligendo quelli naturali di fabbricazione europea. Ma è anche aiutare le donne ad imparare qualcosa di concreto ed utile, per trovare il nostro posto nel mondo.

 Cosa che pare sempre più complicata. 

Spring is in the air…

In questi giorni qui sul fiume si comincia a respirare un’aria diversa. E’ tornato un timido sole e all’ora di pranzo prendo Remus e andiamo a farci un giro godendoci il piacevole tepore.

Al mattino presto non c’è più quella sensazione di silenzio assordante che c’è solitamente nell’immoto spazio dell’inverno. Ora il mondo è nella sua fase di risveglio. Non è il momento che preferisco dell’anno, perché è ancora molto freddo, ma comunque c’è una sorta di fremente vitalità nell’aria che mi rende euforica. Mi soffermo ad osservare come al suolo comincino a spuntare i primi piccolissimi fiori.

E’ il preludio, quel momento dell’anno dove tutto è improntato al divenire.

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Dal canto mio mentre in inverno sono un’orsa in letargo che mette il naso fuori di casa si e no una volta alla settimana, adesso c’è la voglia di passeggiate e fine settimana passati fuori, di tornare alla mia amata barchetta, di circondarmi di fiori, di nuove piante per la casa, di vestirmi di colori chiari, di mangiare cose fresche, di stendermi al sole, di cucire un abito fatto di fiori, in una parola, di celebrare la vita nella sua forma più… vitale!

E’ anche il momento in cui cerco di ascoltare di più il mio corpo che manda chiari segnali. La trascuratezza dell’inverno si fa sentire e bisogna rimettersi in forma. Io non l’avevo assecondato e mi sono presa una bella intossicazione alimentare che mi ha fatto capire quanto sia importante volersi bene anche dal punto di vista alimentare. (Queste cose capitano sempre con l’arrivo della primavera, è incredibile come tutto sia collegato alla perfezione!).

Voi sentite il richiamo della natura? Siete in linea con il suo ciclo? Vi sentite scoppiare di vita?

Vi consiglio di provare con una “passeggiata consapevole”, come le chiamo io. Un giro nel bosco, al parco, in un giardino, dove soffermarsi a riflettere, dove essere consapevoli della propria camminata, del proprio movimento nello spazio circondati di natura. Può sembrare banale ma credo che prendersi del tempo per vivere più lentamente non lo sia mai.

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Se la passeggiata non vi basta, vi consiglio di tenere d’occhio il sito  cecilialattari .

Cecilia vi guiderà in un mondo fatto di erbe e magia per ritrovare il vostro piccolo spazio di benessere nel mondo, e dove a breve ci sarà anche una novità tutta primaverile con un mio piccolo contributo. Rimanete sintonizzati.

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