Erbe Selvatiche

 

Fuori c’è un leggera foschia, il cielo è grigio e nel giardino è rimasto qualche mucchietto bianco di neve. Il mio gatto osserva fuori dalla finestra i pettirossi, infreddoliti e panciuti dal gran freddo di questi giorni.

Eppure so, si sente nell’aria, che tutto questo silenzio dettato dal ghiaccio sta per finire. Lo si vede da piccole cose, impercettibili, fili d’erba verde che spuntano dagli strati di neve, le foglie nuove delle rose, qualche macchiolina di colore qua e là, gialla e violetta. Sono le prime, timide erbe selvatiche, ancora piccole e basse,  portatrici di un messaggio importante e mi piace pensare che non mi hanno colta impreparata.

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Quest’anno la nuova collezione che ho preparato parla proprio di loro e a queste piccole e a volte insignificanti erbe è dedicata. Volevo che il messaggio che cerco di trasmettere con la mia sartoria naturale non fosse solamente indirizzato ai tessuti o al metodo di lavorazione, volevo lasciare, con questi vestiti, lo stesso messaggio che queste piccole e prime piantine lasciano a noi.

“La natura è ,estremamente giovane, bella, generosa. Essa riversa poesia e bellezza a tutti gli esseri viventi sulla terra, a tutte le piante, purché li si lasci crescere a loro agio.”
George Sand

Protagonista indiscusso è il lino lasciato al naturale, di varie qualità e grammature, al quale sono state aggiunte alcune minuziose stampe fatte a mano di fiori di tarassaco, rami di rosa canina e piante di festuca dei prati mosse dal vento e dal tepore del sole.

Una novità è l’abito Accabadora Selvatica, sia nella sua versione stampata con fiori di tarassaco, sia in quella in tinta unita. Un abito pensato proprio per la vita in campagna, per le giornate all’aria aperta, per un momento dedicato solamente a noi stesse, al sole sul viso, al vento che suona tra i rami degli alberi.

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Ad Accabadora si aggiunge Botton D’Oro, uno dei nomi del ranuncolo dei prati, un abito comodo, versatile, pensato per tutti i giorni. Qui nella versione giallo senape.

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Ma non voglio raccontarvi ogni abito, preferisco siate voi ad aggirarvi in mezzo a questi abiti/piante, ad osservarli e a scegliere il vostro, proprio come si fa in un campo di fiori in un’assolata domenica di aprile.

la nuova collezione è online

 

L’ultima cosa che voglio raccontarvi è che per impreziosire la collezione e poter raccontarla al meglio, mi sono affidata alla matita di un’illustratrice che ho conosciuto online e di cui apprezzo moltissimo il lavoro: Nadia Corfini .

Nadia ha creato un’illustrazione splendida che raffigura proprio l’essenza di Erbe Selvatiche, un racconto in immagini di ciò che ho pensato e creato.

cartolina l'Atelier sul Brenta

 

Non mi resta che lasciarvi sognare la primavera. Anche se non sembra è proprio lì, dietro l’angolo.

 

 

La sartoria alla vecchia maniera

Sono stata una felicissima ospite sul blog di Tiziana Rinaldi, che se non la conosci, è un’illustratrice e una pittrice di mondi onirici e non solo. Sulla bellissima descrizione che Tiziana ha fatto di me, pur non conoscendomi ma individuando perfettamente il mio lavoro, la mia vita e il mio mondo, c’è una parte che mi ha fatto sorridere e poi riflettere.  (Trovi l’intervista che mi ha fatto Tiziana qui )

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Il rapporto con le mie clienti.

Ci ho pensato perché magari non è una cosa così scontata, perché esiste uno shop online dove per ordinare un abito basta un click, apparentemente. In realtà la maggior parte delle mie clienti, o future clienti, mi scrive. Quasi tutte.

Capita di rado che qualcuna acquisti senza prima avermi scritto. Può essere per email, per messaggio privato su instagram o facebook. Insomma per i più svariati canali.

E quasi sempre da quei messaggi ne scaturiscono conversazioni, sulle misure da prendere per cucire un abito su misura, per sapere se si possono avere delle modifiche, per vedere altri tipi di tessuto, per avere un consiglio, un opinione, alle volte parliamo anche del tempo, o dei nostri cani, ci scambiamo le foto come si fa con i figli.

Ci penso spesso perché in un ottica di business e in un mondo dove si cerca di ottimizzare il più possibile, questo scambio di messaggi, email lunghissime, foto e saluti spesso può essere visto come una perdita di tempo. Mi hanno sempre detto di essere concisa, di rispondere ai messaggi solo in certi orari, di chiudere il telefono alle nove di sera.

Ho visto che mi è impossibile. Ci ho provato, ma proprio non ci riesco, e a volte sono io la prima che inizia conversazioni infinite su quale tessuto può essere adatto a tal vestito.

Anche a spegnere il telefono alle nove di sera. (Beh adesso in realtà ci riesco perché alle nove di sera sono già a letto, ma questa è un’altra storia).

Credo anche che queste lunghe conversazioni con le mie clienti alle volte siano proprio ciò che la sera mi fa svenire e che il sabato fa gridare vendetta il mio cervello; è quello che non mi fa staccare mai dal lavoro.

Forse prima o poi troverò la giusta ricetta, un po’ di ottimizzazione e un po’ di conversazione qua e là. Ma adesso come adesso sono felice di instaurare questo rapporto privilegiato con ognuna di loro.

Se la settimana prossima mi arriva uno stock di tessuti da urlo e tu sei indecisa se scegliere quello che c’è in foto sullo shop e mi scrivi, è ovvio che ti mando le foto dei tessuti che mi devono ancora arrivare, che non so come saranno, che non so manco che prezzo ci dovrò mettere sopra, però te li mostro, perché la mia idea di sartoria è così.

E’ quel posto dove voglio farti sentire a casa, dove puoi dirmi come vuoi il vestito perché conosci i tuoi difetti, dove puoi scegliere una stoffa diversa, allungare le maniche, farlo più svasato.

Perché quando mi scrivi “lo vorrei più largo in vita perché c’ho i fiancotti” io sono la persona più felice del mondo perché sto per creare un qualcosa che sarà solamente tuo.

Non lo so se sto facendo giusto, se tra sei mesi farò un esaurimento nervoso perché in questo campo non sto ottimizzando per nulla, sta di fatto che al momento mi piace così.  Non ci vediamo, tutto avviene nel virtuale, nello scambio di parole e immagini, è tutto un bit.

Un po’ di calore da qualche parte ci vuole no?

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Gutermann e Prym cercano te (chi me?)

Come vi avevo promesso su Instagram, oggi vi spiego cosa ho creato per il concorso ” Gutermann e Prym cercano te” per la fiera de  Il Mondo Creativo ; ma oltre a spiegarvi cosa ho fatto cercherò anche di dirvi come.

Ho voluto creare qualcosa di semplice, che potesse essere riproducibile con facilità ma soprattutto che potesse anche essere utile. Ho pensato al mondo casalingo delle creative, coloro che cucinano, che dipingono, che fanno giardinaggio, insomma per tutte le donne che con le loro mani rendono questo mondo un po’ più bello ogni giorno.

E’ un vestitino ma anche un grembiule, può essere creato proprio come un semplice abito da giorno oppure con l’aggiunta di tattiche tasche, può diventare un abito da lavoro, semplice ma allo stesso tempo elegante.

Curiose?

L’ho chiamato Apron Dress per differenziarlo da un semplice grembiule, dopotutto questo è a tutti gli effetti un abito, che potete indossare semplicemente come abito appunto, ma può risultarvi utile nei vostri momenti creativi.

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Non è stato semplice usare solamente gli strumenti contenuti nel kit che Il Mondo Creativo mi ha inviato, ma amo le sfide e sono riuscita ad ottenere qualcosa di carino con pochi strumenti.

Mi perdonerete se il tutorial che vado a spiegarvi è un pochino “casalingo” ma purtroppo i mezzi tecnologici a mia disposizione non sono proprio all’avanguardia. Così ho usato il caro e vecchio metodo di carta e penna, e vi ho disegnato il cartamodello che ho cercato di semplificare il più possibile.

Eccolo qui:

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In pratica non sono altro che due rettangoli di misure differenti (accanto al disegno vi ho messo le misure in centimetri reali), il primo (che sarà il corpetto), è dotato della curva che sarà il vostro girocollo, mentre la gonna non è altro che un rettangolo semplice.

Vi prego di ricordare che “stoffa in doppio” indica che dovrete piegare il vostro tessuto (lasciando sempre il lato rovescio esterno), perché il cartamodello che disegnerete sarà metà (essendo l’apron dress simmetrico).

In questo modo:

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Dopo aver disteso il vostro cartamodello sul tessuto e fissatolo con spilli, si passerà a disegnare il cartamodello direttamente sul tessuto. Se siete poco esperte nell’arte del cucito, vi suggerisco di usare il punto lento, o punto molle che si usa in sartoria per segnare tutto il nostro modello sui due strati di tessuto.  C’è un bel video chiaro che ti mostra come si fanno qui

Una volta che avremo segnato tutte le parti del nostro modello basterà assemblarlo.

Ricordate di aggiungere anche le tasche che volete. Potete creare un modello semplice, senza tasche, oppure aggiungerne a piacimento, io ne ho messa una lunga e stretta sul corpetto per le matite che non trovo mai e altre due sulla gonna, un po’ più grandi, dove posso metterci un po’ di tutto. Le tasche non saranno nient’altro che dei semplici rettangoli di tessuto cuciti insieme (cioè due tessuti, in modo che la tasca risulti un po’ rigida.) Il bello è usare tessuti diversi per l’interno e l’esterno, per un risultato un po’ più fine. Io ho usato il tessuto rosa in tinta unita che avevo in dotazione con il kit insieme al tessuto a quadretti.

Cucirlo è più facile di quello che sembri, prima si fa un po’ di arricciatura sulla gonna, in modo che rientri nella stessa larghezza del corpetto. L’arricciatura la potete fare un po’ a mano, facendo delle piegoline e fermandole con l’imbastitura, o con la macchina da cucire. Per la macchina basterà usare un punto molto largo (abbassando la tensione del filo al minimo), cucire tutti e due i lati della gonna e poi piano piano, tirando i fili della cucitura appena fatta. In questo modo otterrete un effetto arricciato senza aver bisogno del piedino apposito o di una taglia e cuci.

Dopo questa operazione (forse la più delicata ma se non siete esperte vi consiglio di fare le piegoline a mano), andremo a cucire insieme i due lati della gonna. Ricordate, prima di cucire la gonna, di infilare due nastri, uno per lato, sulla vita, in questo modo otterremo una sorta di cinturino se vogliamo che l’apron dress stia un po’ più in figura e non troppo largo.

Per farvi capire meglio, l’effetto che otterremo sarà questo:

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I due nastri sono cuciti ai lati della gonna.

 

Dopodichè basterà passare a taglia e cuci (o in mancanza di questa, con il punto zigzag della nostra macchina da cucire), l’interno della gonna e passare a fare tutti gli orli, sia sulle maniche che sulla gonna.

A questo punto dovremo unire il corpetto con la gonna. Uniremo il punto vita del corpetto  con il punto vita della gonna, se la gonna risulta più larga del corpetto, dovremo fare altre piegoline affinchè abbiano entrambi la stessa circonferenza.

Finito anche questo avremo il nostro apron dress praticamente pronto. Basterà aggiungere le taschine che vogliamo. Le taschine sono semplici, basta fare dei quadrati o rettangoli di doppio tessuto (in modo che sia bello rigido), che poi verranno applicati dove vogliamo (mi raccomando i segni). Io avevo un tessuto a quadretti, quindi semplice per inserire taschine un po’ dove volevo, se voi avete un tessuto in altra fantasia o in tinta unita, ricordate di farvi dei segni belli evidenti.

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Dopo l’aggiunta delle tasche, il nostro Apron Dress è finalmente pronto da indossare!

Vi lascio poi con una piccola chicca:

dentro al kit che mi hanno inviato c’era anche una colla per tessuti della Gutermann. Inizialmente non sapevo proprio che farci perché non l’avevo mai usata ma spulciando in rete ho trovato che potesse essere utilissima per fermare l’orlo dei nastri. Avete presente quando tagliate i nastri e questi si sfilacciano? E’ una cosa che trovo davvero fastidiosa, ma con questa colla il problema è risolto! Basterà metterne un pochina sul bordo del nastro tagliato, attendere che si asciughi e il bordo non si sfilaccerà più! Io l’ho trovata una cosa geniale.

E se proprio siete pigre o non sapete cucire molto bene, vi consiglio di provare a passare questa colla sui bordi invece di fare l’orlo, il tessuto non si sfilaccerà e avrete un abito con taglio a vivo.

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Non vi resta che godervi il vostro sciccosissimo apron dress, sarete l’invidia della vecchina della porta accanto!

 

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Una nuova collezione che parla di scelte importanti

Ed è arrivato settembre, così impetuoso, improvviso e velocissimo, ci ha catapultati in pieno autunno. Qui stamattina c’era già una fitta nebbia, il cielo si veste di plumbeo e le foglie dell’acero che vedo dalla finestra dell’atelier, ingialliscono.

Ho iniziato a lavorare alla nuova collezione appena sono tornata dalle vacanze, il tempo è volato (ci ho messo quasi un mese), non l’ho ancora terminata, però ci tenevo a mostrare quel poco che ho fatto fin’ora.

Anche perché eravate tutte in grandissima attesa, e ho ricevuto un sacco di messaggi di curiosità e non vi ringrazierò mai abbastanza per l’entusiasmo contagioso.

Per il momento ho messo online quattro nuovi pezzi (due dei quali sono proprio dei modelli nuovi), ma sto lavorando ancora a qualche nuovo pezzo che vi mostrerò a breve.

 

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Ho dovuto fare parecchie scelte per questo nuovo anno (perché l’anno inizia a settembre, penso siamo tutte d’accordo); alcune un po’ difficili e dubbiose. Tra queste c’è stata la scelta, molto difficile, di continuare a lavorare su capi di taglio sartoriale. Magari non tutte conoscete la differenza tra un capo industriale e uno sartoriale, e non sto qui ad ammorbarvi con tecnicismi da addetti ai lavori, sta di fatto che un capo sartoriale è estremamente più lungo nella lavorazione. E’ difficile, spesso noioso e questa estate, avendo avuto una grossa mole di lavoro, avevo pensato di creare gli stessi pezzi ma industrialmente.

Poi mi sono detta che non sarebbe stata la stessa cosa, un capo sartoriale è visibile nel taglio, nelle cuciture, nelle rifiniture, insomma si nota con evidenza che è un capo fatto a mano. Un capo industriale sarebbe stato comunque fatto a mano da me, ma avrebbe avuto un altro tipo di rifiniture e cuciture che secondo me, avrebbero cambiato l’aspetto un po’ vintage e antico dei capi firmati atelier sul Brenta.

Così eccomi qui a presentarvi nuovi modelli, sempre confezionati con lo stesso criterio di artigianato sartoriale. Io lo so che questo inverno impazzirò, però mi piacciono così, che ci posso fare.

Arriviamo quindi al tasto dolente di questa scelta, perché metterci più tempo per creare un abito, voleva dire anche un aumento dei prezzi. I prezzi che tenevo l’anno passato erano veramente bassi, sia per il lavoro che ci sta dietro, sia per il prezzo che hanno le materie prime che uso. Il lino è puro lino naturale, a volte grezzo, di consistenza spessa e ha un prezzo abbastanza alto. Perfino per le rifiniture, per i bottoni, e per i fili che uso per cucire uso materiali di altissima qualità, e chi cuce conoscerà sicuramente il valore dei materiali di merceria.

I bottoni sono rimasti in vera madreperla, ma si sono aggiunti anche dei bei bottoni in legno intarsiati, che ho ritenuto perfetti per l’autunno e l’inverno.

 

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Insomma, questa scelta è stata abbastanza dovuta, e ho alzato i prezzi non per comprarmi la barca nuova ma per avere un guadagno che mi permetta di vivere.

Smetto di giustificarmi, vi lascio alla visione della nuova collezione, che potete vedere qui: Lo Shop dell’Atelier e spero che comprenderete le mie esigenze.

Un abito sartoriale ha bisogno di tempo, come la donna che lo indossa.

 

Piccolecose… sul Brenta

Immaginate.

Una piccola casina sul fiume. E’ zeppa di libri, stipati qua e là per mancanza di spazio, teiere e tazze di qualsiasi dimensione. Il gatto dorme sonnacchioso sul divano, per terra si trovano fili e pezzetti di stoffa perché qualcuno ancora non è passato a pulire.

Suona il campanello di quella casina. C’è una ragazza al cancello oltre il piccolo giardino rigoglioso di rose. Porta un cappello di paglia, una camicetta bianca e leggera. Ha l’aria sofisticata e un po’ artistica.

Porta al collo collane multicolore, di fiori e di frutti. Si vocifera che le disegni lei stessa.

Viene da un’altra città quella ragazza con il cappello di paglia, è arrivata in questa campagna un po’ isolata con in mano una valigia di cartone. Dentro ci sono un sacco di Piccolecose.

Sono lieta di potervi annunciare una bellissima collaborazione tra me e Lisa di Piccolecose handmade .

Una collaborazione che stiamo portando avanti da questa primavera, e che ora vi racconto. 

Logo PiccolecosesulBrenta
logo disegnato da Lisa

Tempo fa Lisa mi ha chiesto di fotografare le sue splendide collane mongolfiera indossando gli abiti dell’Atelier sul Brenta  

ne sono rimasta entusiasta perché adoro il suo lavoro, e felice che le piacesse anche il mio. Da lì una cosa tira l’altra, le sue collane sembravano dipinte proprio per i miei abiti, ci siamo sentite, consultate, lei è stata molto paziente ad attendere i miei tempi biblici e abbiamo così partorito un’idea che unisse i nostri due prodotti insieme. 

Nasce così un pacchetto in promozione composto da un capo dell’atelier in esclusiva, accompagnato da una collana piccole mongolfiere. 

L’offerta porta il nome di Piccolecose sul Brenta e la trovi qui

Per questa  prima edizione super estiva ho pensato ad una leggera blusa in batista di cotone, morbida, freschissima, stampata a mano dalla sottoscritta con spighe di grano (un disegno originale di Lucia di Impressioni.it).

la blusa è stata disegnata e realizzata in esclusiva per Piccolecose sul Brenta e verrà realizzata solo per questo pacchetto completo e solo per un periodo di tempo limitato.

Insieme alla blusa troverete una collana piccole mongolfiere disegnata e dipinta a mano da Lisa che potrete scegliere in quattro varianti. 

Come funziona il pacchetto Piccolecose sul Brenta?

Vai al link diretto sullo shop online da oggi fino al 15 luglio —–> 

Piccolecose sul Brenta

Potrai scegliere il colore della blusa tra quattro varianti di colore e la collana tra quattro varianti di colore e soggetto.

Al momento dell’acquisto, sulle note, specifica quale delle quattro collane vuoi ricevere con la tua blusa.

Le spese di spedizione sono comprese nel prezzo del pacchetto in esclusiva. 

Sono davvero felice ed emozionata di presentarvi questa collaborazione, un po’ sognatrice, un po’ romantica e naturale, proprio come me e Lisa.

Ci abbiamo pensato insieme, abbiamo fatto le corse per presentarvela in tempo, ho cambiato blusa in corso d’opera, insomma il lavoro è stato serrato e qualche intoppo c’è stato, come sempre quando si cerca di lavorare bene. Ma ho avuto la totale comprensione di Lisa che mi ha sempre sostenuta e capita anche quando i tempi stringevano. Siamo quindi entrambe felici di essere riuscite a stare nei tempi e presentarvi questa collaborazione che speriamo si possa replicare in futuro. 

Vi ripeto che è un’offerta limitata e che è possibile effettuare l’ordine entro il 15 luglio, per permettere a me e Lisa di lavorare poi ai vostri piccoli sogni sul Brenta.

Per altre informazioni, curiosità ma anche solo per farmi un saluto, potete scrivere a me o a Lisa. 

ateliersulbrenta@gmail.com

piccolecose.handmade@gmail.com 

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La sorellanza del cucito 

Stamattina ho avuto la prima lezione del corso di taglio e cucito con il progetto Sartosofia di cui vi avevo parlato. 

Ero al peggio delle mie condizioni fisiche, senza voce e con il torcicollo, nonché in ritardo dopo un’ora passata nel traffico. Ci è voluto un po’ per acclimatarmi, per capire dov’ero e cosa dovevo fare, un po’ come le ragazze, anch’esse spaesate per la poca padronanza della lingua e del perché sostanzialmente fossimo lì. 

Ma è bastato sedersi al tavolo, tirare fuori stoffe colorate e forbici e il resto l’ha fatto la magia del cucito. 


Perché non è la prima volta che mi capita, avendo tenuto workshop di cucito in passato avevo notato l’incantesimo, (perchè proprio di incantesimo si tratta). 

Quello che unisce donne diverse, con storie diverse, di culture diverse ed età diverse. La magia di creare qualcosa, qualsiasi cosa, con le proprie mani, frutto del proprio ingegno e della propria fantasia. 

E il cucito secondo me è proprio una cosa da femmine. 

Ci accomuna. Ci fa relazionare anche se non lo vogliamo, (mettete un gruppo di donne in una stanza con due macchine da cucire e vedrete il risultato), perché fa nascere in noi quella “sorellanza ancestrale” che abbiamo dalla notte dei tempi e in cui io credo tantissimo. 

È un mezzo. Un tramite tra noi stesse, le altre che ci sono vicino e l’atto della creazione. Che noi donne abbiamo atavico, ma che non riguarda solo il concepire un figlio, riguarda il concepire un’idea, un’opera d’arte, una creazione artigianale. 

L’atto creativo è un processo naturale. 

E il concepimento riguarda qualsiasi cosa noi donne facciamo. 

Concepiamo idee, atti, concepiamo progetti, nuovi stimoli, nuove sfide ogni giorno. Siamo tutte neo mamme, ogni giorno. Secondo me è questo che ci unisce. 

Nonostante la diversità di vite, di età e di intenti, riusciamo a capirci con uno sguardo. 


Oggi abbiamo iniziato a fare una copertina da culla con ritagli di tessuto. 

Ne è uscito un mondo coloratissimo, fantasioso, decisamente femminile, non vedo l’ora di vedere le varie copertine completate tutte insieme, cucite a mano, tutte con qualcosa di speciale, come speciale è l’atto creativo che è stato messo in atto (e che è impossibile fermare). 

Sartoria Etica ? 

È passato un anno esatto da quando mi sono fermamente decisa a voler intraprendere un percorso più tortuoso, più impegnativo, zeppo di difficoltà, ma che ritenevo (e ritengo) sia doveroso ed essenziale. Quando scelsi un percorso etico, ero piena di dubbi sul funzionamento della cosa, sul fatto che i prezzi delle materie prime sarebbero lievitati, che sarebbe stato fisicamente difficile reperirle, che non tutti mi avrebbero capita, che avrei dovuto lottare non poco non solo con negozi che vendono abiti economici, ma anche con artigiani che usano materie prime meno costose. 

Ho resistito con non poche difficoltà, ma se sono qui oggi, a poter raccontare questa cosa bellissima, lo devo sicuramente alla svolta etica che ho fermamente voluto. 


Perché oggi L’Atelier sul Brenta non è solamente abiti sartoriali etici confezionati con tessuti naturali.

Sono uscita dal mio campo d’azione per intraprendere un progetto bellissimo, in cui credo molto, e che (spero ma ne sono convinta ), mi darà tante soddisfazioni. 

Dalla settimana prossima insegnerò taglio e cucito a otto donne attuali e future mamme. Otto donne di cui ancora non conosco la storia, ma che voglio scoprire pian piano acquistando la loro fiducia. Alcune di loro sono giovanissime, incinte, con sorrisi appena accennati. Altre sono già mamme, dallo sguardo fiero e intoccabile. Sono sicuramente donne che hanno sofferto nonostante la giovane età, che sono arrivate qui perché i loro paesi non erano più in grado di sostenerle. 

Io non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura fatta di aghi, fili, tessuti, culture diverse e maternità. 


Il progetto porta l’evocativo nome di Sartosofia , io insegnerò a cucire e sarò appoggiata da esperte in ambito genitoriale che approfondiranno insieme alle ragazze alcune tematiche legate alla maternità e alla gravidanza. 

Useremo materiali riusati e recuperati per ridurre lo spreco e imparare l’arte del riciclo. 

È un progetto dell’associazione La Mente Comune sostenuto con i fondi otto per mille della Chiesa Valdese e si terrà presso il negozio dell’usato Manitese di Padova. 


Iniziamo la settimana prossima, vi terrò aggiornati sugli sviluppi del progetto che sarà comunque raccontato in testi e in immagini. Ma ci tenevo a raccontarlo anche qui, in questo minuscolo spazio che riflette la stanzetta reale dove lavoro. 

Sartoria etica? Per me è lavorare con tessuti con poco impatto sul pianeta, prediligendo quelli naturali di fabbricazione europea. Ma è anche aiutare le donne ad imparare qualcosa di concreto ed utile, per trovare il nostro posto nel mondo.

 Cosa che pare sempre più complicata. 

“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza.”

Ci sono giorni in cui tutto mi sembra più complicato da fare, anche se sono cose che conosco, che so come si fanno, che probabilmente ho già fatto. Anche, ad esempio, quando devo replicare un abito che conosco bene.  Eppure l’atto stesso di cucire mi risulta più complicato; sono più lenta, le cuciture non mi vengono come vorrei, sbaglio ad usare i macchinari.

Chiamo questo stato, mancanza di ispirazione. Non quella ispirazione artistica o sindrome da foglio bianco, ma proprio quella scintilla che solitamente mi fa fare le cose bene, a volte anche molto bene.

Ho pensato che esistendo un metodo per ogni cosa, dovesse esserci anche un metodo per ritrovare l’ispirazione perduta.

E ora penserete “la scoperta dell’acqua calda.”

Vi concedo che a prima vista quello che scrivo può sembrare banale, ma per me non lo è stato, o meglio, la conclusione a cui sono giunta non è quello che sembra. Insomma, ci tengo a spiegare la svolta lavorativa che ho preso.

Ispirazione per me è Natura.

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Non nel senso che mi ispiro alla Natura, ma, forse in maniera più astratta, la mia Ispirazione è proprio Natura.

Innanzitutto c’è da dire che non tutti siamo ispirati da una passeggiata nel bosco. Certo può aiutare a svuotare la mente, a rilassarci e quindi a prepararci con più lucidità ad affrontare eventuali problemi lavorativi o creativi. Può anche essere un momento di distacco dalla frustrazione data dalla mancanza di ispirazione. Ma esiste poi un livello più profondo, probabilmente inconscio che trae l’ispirazione dal concetto stesso di Natura.

Ecco allora che i colori del terreno e delle foglie secche rimangono nella memoria, il profumo dell’umidità del sottobosco, il rumore di un ruscello e la brezza tra le foglie sono impresse e tornano con me al tavolo di lavoro.

Quando poi entro in una merceria, le forme, i colori, i rumori e gli odori di quel bosco sono con me e attraverso loro scelgo i tessuti che diventeranno i miei abiti. Il lino di un determinato colore è il cielo plumbeo tra gli alberi, è il fogliame sul sentiero, è Frassino e Nocciolo.

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Ho deciso che questa cosa nella mia sartoria etica funziona benissimo.

E da quando lavoro con questo concetto i momenti in cui manco di ispirazione stanno diventando sempre meno frequenti. Ho deciso quindi di fare un ulteriore passo per la conoscenza anche scientifica di ciò che mi ispira. La conoscenza approfondita di foglie, i nomi degli alberi e delle piante, raccogliere tesori nel bosco (come cortecce, muschi e foglie), acquistare libri di botanica e disegnare elementi naturali sono tutti atti che mi aiutano nella ricerca di ispirazione. Nella creazione di nuovi vestiti, nella scelta delle stoffe, dei colori e del tipo di tessuto, sempre naturale appunto.

Voglio approfondire sempre di più questo dialogo: Natura – Ispirazione – Creazione  che sembra vivido più che mai sia nei miei pensieri che nei miei atti.

Dopotutto H. D. Thoureau andava nei boschi per vivere con saggezza.

E lo voglio fare anch’io.

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Pellestrina, l’arte del tombolo e tramonti in laguna.

 

Non l’avrei mai detto di essere di nuovo qui a scrivere, così presto, dopo solo una settimana. Sto provando a fare del mio lunedì mattina il momento della scrittura, non vi assicuro un appuntamento fisso, ma almeno ci provo.

Oggi ho deciso di scrivere anche perché ieri ho avuto una delle più belle esperienze che si possano avere quando si tratta di artigianato e di saper fare con le mani.
Grazie ad una cara amica, ho conosciuto due veterane del tombolo a fuselli.

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1. Luogo: Pellestrina.

(Da Wikipedia: “Pellestrina (in dialetto veneziano ìxoła de Pelestrina) è un’isola della Laguna Veneta e rappresenta il più meridionale dei tre stretti litorali che dividono la laguna dal mare Adriatico. Residenti: 4101.”)

La signora Pasqua e la Signora Pinetta sono nate a Pellestrina, in casa come si usava un tempo. Una da una parte della stretta lingua di terra e una dall’altra. Sono cognate e vivono insieme da sessant’anni. Da quando cioè morirono i rispettivi mariti, uno vittima del naufragio di una petroliera in fiamme.
Pinetta è insegnante di tombolo da una vita, Pasqua la segue e orgogliosa tira fuori il suo tesoro da un cassetto della credenza. I centrini per i comodini della camera “per quando ti gavarà un marìo” (per quando avrai marito), le decorazioni di un gilet per una signora ormai morta da anni, e gli angoli delle lenzuola che tuti i gà uguai (li hanno fatti per tutta la famiglia).
Poi mi mostrano i loro fuselli, l’essenza del ricamo a tombolo.

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2. Tombolo.
(Da Wikipedia: “Il merletto a tombolo è un pizzo fatto a mano che viene realizzato in tutte le parti d’Italia. Con il termine tombolo si indicano sia il merletto in sé che lo strumento usato per realizzarlo. Pizzo delicato e raffinato, viene realizzato con filo di cotone molto sottile, richiede molta abilità, esperienza e pazienza.”)

Raccontano di quando, in estate, si mettono a ricamare fuori, nel cortile interno lontane da occhi indiscreti, perché la luce dura di più; di quando la signora Pinetta insegnava l’arte del tombolo in parrocchia, che è lì a due passi, di quando passavano l’intera notte a pescare davanti a casa.
A Pellestrina il tempo pare essersi fermato, e i loro racconti non sembrano un’eco lontana di un tempo che non c’è più, ma una realtà tangibile.
Una vita diversa, un mondo a sé, a Pellestrina si ritrova quel folklore che a Venezia è andato perduto.

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Le due signore, ormai ottantenni, hanno il sorriso di chi ha vissuto una vita più semplice e ricca di significato. Portatrici di un tesoro inestimabile, l’arte del merletto.
E mi ritrovo a pensare che vorrei passare una vecchiaia proprio come la loro.
Sempre insieme a sostenersi, a battibeccare, ad avere quella complicità che solo dopo sessantanni di convivenza puoi avere. In una splendida casa dove appena fuori dalla porta, in un pomeriggio di inverno, ti ritrovi davanti ad uno degli spettacoli più belli, un tramonto sulla laguna.

Una delle cose da vedere almeno una volta nella vita.

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