La sartoria alla vecchia maniera

Sono stata una felicissima ospite sul blog di Tiziana Rinaldi, che se non la conosci, è un’illustratrice e una pittrice di mondi onirici e non solo. Sulla bellissima descrizione che Tiziana ha fatto di me, pur non conoscendomi ma individuando perfettamente il mio lavoro, la mia vita e il mio mondo, c’è una parte che mi ha fatto sorridere e poi riflettere.  (Trovi l’intervista che mi ha fatto Tiziana qui )

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Il rapporto con le mie clienti.

Ci ho pensato perché magari non è una cosa così scontata, perché esiste uno shop online dove per ordinare un abito basta un click, apparentemente. In realtà la maggior parte delle mie clienti, o future clienti, mi scrive. Quasi tutte.

Capita di rado che qualcuna acquisti senza prima avermi scritto. Può essere per email, per messaggio privato su instagram o facebook. Insomma per i più svariati canali.

E quasi sempre da quei messaggi ne scaturiscono conversazioni, sulle misure da prendere per cucire un abito su misura, per sapere se si possono avere delle modifiche, per vedere altri tipi di tessuto, per avere un consiglio, un opinione, alle volte parliamo anche del tempo, o dei nostri cani, ci scambiamo le foto come si fa con i figli.

Ci penso spesso perché in un ottica di business e in un mondo dove si cerca di ottimizzare il più possibile, questo scambio di messaggi, email lunghissime, foto e saluti spesso può essere visto come una perdita di tempo. Mi hanno sempre detto di essere concisa, di rispondere ai messaggi solo in certi orari, di chiudere il telefono alle nove di sera.

Ho visto che mi è impossibile. Ci ho provato, ma proprio non ci riesco, e a volte sono io la prima che inizia conversazioni infinite su quale tessuto può essere adatto a tal vestito.

Anche a spegnere il telefono alle nove di sera. (Beh adesso in realtà ci riesco perché alle nove di sera sono già a letto, ma questa è un’altra storia).

Credo anche che queste lunghe conversazioni con le mie clienti alle volte siano proprio ciò che la sera mi fa svenire e che il sabato fa gridare vendetta il mio cervello; è quello che non mi fa staccare mai dal lavoro.

Forse prima o poi troverò la giusta ricetta, un po’ di ottimizzazione e un po’ di conversazione qua e là. Ma adesso come adesso sono felice di instaurare questo rapporto privilegiato con ognuna di loro.

Se la settimana prossima mi arriva uno stock di tessuti da urlo e tu sei indecisa se scegliere quello che c’è in foto sullo shop e mi scrivi, è ovvio che ti mando le foto dei tessuti che mi devono ancora arrivare, che non so come saranno, che non so manco che prezzo ci dovrò mettere sopra, però te li mostro, perché la mia idea di sartoria è così.

E’ quel posto dove voglio farti sentire a casa, dove puoi dirmi come vuoi il vestito perché conosci i tuoi difetti, dove puoi scegliere una stoffa diversa, allungare le maniche, farlo più svasato.

Perché quando mi scrivi “lo vorrei più largo in vita perché c’ho i fiancotti” io sono la persona più felice del mondo perché sto per creare un qualcosa che sarà solamente tuo.

Non lo so se sto facendo giusto, se tra sei mesi farò un esaurimento nervoso perché in questo campo non sto ottimizzando per nulla, sta di fatto che al momento mi piace così.  Non ci vediamo, tutto avviene nel virtuale, nello scambio di parole e immagini, è tutto un bit.

Un po’ di calore da qualche parte ci vuole no?

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Perché (e percome).

Credo sia doveroso, quando si inizia a scrivere, raccontare perché lo si fa.

Non so dirvi se la mia sia un’esigenza nel raccontarsi o solamente un modo per focalizzare il proprio lavoro, so solamente che ci ho messo circa sette mesi per mettermi in gioco definitivamente ed aprire questo blog. Sette mesi in cui ogni mattina mi svegliavo pensando,”apro il blog? E cosa ci scrivo? Ma alle persone interesserà sapere cosa ho da dire? E se poi nessuno mi legge? E se mi leggono in troppi e mi vergogno? No dai, oggi non è il giorno.”

Sette mesi di “oggi non è il giorno”.

Stamattina mi sono svegliata senza voce, con il mal di pancia, con il tipico sonno del lunedì mattina. Ho portato a spasso Remus, il mio bracco randagino di otto anni, e ho sentito l’aria più tiepida, il ghiaccio sciolto sulla strada. L’aria color pastello, un sentore di primavera.

Ecco, questo è il giorno adatto.

Ed eccomi quindi qui a scrivere, nove righe per dire assolutamente nulla. Speriamo di migliorare!

Quello che non voglio diventi questo blog è un’autobiografia di me stessa (che la mia vita non è poi così entusiasmante). Non voglio diventino pagine e pagine autoreferenziali in cui me la dico e me la canto. Non voglio nemmeno sia troppo incentrato sulla mia attività, su quello che faccio o penso. Vorrei fosse un luogo dove potersi sentire a casa, dove appoggiare il cappello, sedersi sulla poltrona con una tazza di te. Accogliente, fatto per gli altri e con gli altri. Vorrei si parlasse di artigianato, di illustrazione, di letteratura, di tempi che non ci sono più e di cose che ancora devono avvenire. Del qui e ora. Ma anche di quella volta che.

Comincio subito quindi, dicendovi chi sono, così poi non lo faccio più.

Vivo in questa microcasa un po’ vecchia e scricchiolante, con le stanze talmente piccole che i mobili dell’ikea sono misurati al centimetro. La strada dove abito non è asfaltata e dà su un fiume che più che un fiume è un canale che arriva fino alla laguna di Venezia. Che questo posto è splendido, ricco di natura e storia ma le persone mi rimangono incomprensibili. Che vivo con Remus,ex cane da caccia ora appassionato di divani, Pablito, gatto gigante che caccia topi più grandi di lui e li lascia davanti alla porta di casa, e Malibu, gattina ereditata che miagola sempre e non si sa mai che cosa vuole. Una chiacchierona. Passo le mie giornate a cucire abiti che parlano di eroine della letteratura e scrittrici defunte.Bevo troppo caffè e te e pure vino. Seguo i ritmi stagionali come un orso bruno e quando voglio scappare da me stessa salgo su una barca a vela.

Cercherò di aggiornare il blog una volta al mese, con puntualità, che non è mai stata il mio forte. Spero anche di riuscire a darvi qualcosa di utile e funzionale, ci sto lavorando.

Nel frattempo, se avete idee, consigli, insulti, (in una parola: opportunità) potete scrivermi e ne sarò felicissima. E arricchita di qualcosa in più.

Grazie.

Cristina.